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Giornalismo italiano, più escort che watchdog

Pier Luca Santoro, sul suo Giornalaio, denuncia il ‘’silenzio assordante che si era verificato già in altre occasioni e che conferma un sistema di controllo informativo ai limiti della censura, ennesima evidenza del servilismo strutturale del giornalismo italiano che più che un ‘watchdog’ appare essere una escort. Un panorama dell’informazione italiana fatta di silenzi informati e dei rumori disinformati che non può che lasciare l’amaro in bocca

 

 

Le Notizie che i Giornali NON Danno

di Pier Luca Santoro

(Giornalaio)

 

Il 5 Settembre è stato pubblicato dal World EconomicForum il Global Competitiveness Report 2012-2013, rapporto con cadenza annuale che analizza, sulla base di 12 fattori di competitività e un sondaggio d’opinione tra gli imprenditori, il livello di competitività di 144 nazioni del mondo.

 

L’Italia si posiziona al 42° posto a livello mondiale e, ancora una volta fanalino di coda in Europa, dopo Spagna, Repubblica Ceca e Polonia. A pesare, come mostra l’ immagine sottostante, sono soprattutto:

 

  • Rigidità del mercato del lavoro [127° posto] malgrado l’approvazione della recente riforma
  • Arretratezza del mercato finanziario [111° posto]
  • Diffusa corruzione, scarsa fiducia nell’indipendenza del sistema giudiziario e contesto istituzionale che fa crescere i costi per le imprese e gli investitori [97° posto]

 

Mentre la copertura informativa internazionale è stata sufficientemente ampia, nessuno dei dei principali quotidiani nazionali, ad esclusione del «Il Sole24Ore», che comunque gli dedica uno spazio davvero ridotto per una testata specializzata su questi temi, ha dedicato spazio alla notizia e, di conseguenza, anche blog e social media nel nostro Paese, dimostrando quanto i “new media” siano ancorati ai mainstream media [ma questo è un altro discorso], hanno diffuso e commentato l’informazione.

 

Sul perchè questo sia avvenuto sono lecite tutte le ipotesi, dal non voler turbare l’opinione pubblica, elemento che però non mi pare preoccupi i media su altri temi, al sostegno [quasi] bipartisan e incondizionato all’attuale governo, passando per i possibili riflessi sullo spread ed altro ancora.

 

Sta di fatto che la vicenda non può che turbare chi, come il sottoscritto tra gli altri, ha a cuore un’informazione libera e indipendente, e dimostra il totale allineamento del sistema mediatico sulla diffusione, o meno, di informazioni considerate “sensibili”.

 

Un silenzio assordante che si era verificato già in altre occasioni e che conferma un sistema di controllo informativo ai limiti della censura, ennesima evidenza del servilismo strutturale del giornalismo italiano che più che un “watchdog” appare essere una escort. Un panorama dell’informazione italiana fatta di silenzi informati e dei rumori disinformati che non può che lasciare l’amaro in bocca.

 

Diceva Luigi Einaudi che “la libertà economica è la condizione necessaria per la libertà politica”, sia i risultati del rapporto del World Economic Forum che il silenzio sotto il quale è passato, manifestano in maniera evidente come non sia questo il caso per l’Italia.